Che tasse paga una casa vacanze? Gli obblighi fiscali, aggiornati al 2026

Chi affitta per brevi periodi non paga «una» tassa: ne incrocia diverse — e tra 2024 e 2026 alcune regole sono cambiate parecchio. Ecco tutte le voci, in ordine.

Easybnb17 ottobre 2024

Prima di tutto una distinzione: si parla di locazione breve quando affitti un immobile abitativo per non più di 30 giorni, da privato e fuori da un’attività d’impresa. Dentro questa cornice, ecco cosa paghi davvero.

1. L’imposta sul reddito: cedolare secca o IRPEF

È la voce principale. Sui canoni incassati puoi scegliere la cedolare secca, un’imposta fissa che sostituisce IRPEF, addizionali e imposta di registro. L’aliquota di base è il 26%, ma è prevista una riduzione al 21%:

Se hai una sola casa in affitto breve, quindi, la cedolare è al 21%. In alternativa puoi tassare i canoni con l’IRPEF ordinaria a scaglioni: conviene solo se hai molte detrazioni o un reddito basso.

⚠ Da privato o da impresa? Occhio alla soglia. Dal 2026 puoi affittare in breve come privato (con cedolare) fino a due appartamenti: dal terzo scatta la presunzione di attività d’impresa, quindi partita IVA. Per le case in comproprietà il conteggio è ancora incerto e l’Agenzia delle Entrate non si è pronunciata: se sei in questa situazione, fatti fare due conti dal commercialista.

2. La ritenuta del 21% degli intermediari

Non è una tassa in più: è un anticipo di quella del punto 1. Se incassi tramite portali come Airbnb o Booking, o tramite un gestore, questi applicano una ritenuta del 21% sui canoni e la versano allo Stato per tuo conto. La ritrovi già trattenuta: in dichiarazione fa da acconto (o da imposta definitiva, se sei in cedolare al 21%).

3. Il CIN: non è una tassa, ma ignorarlo costa caro

Il Codice Identificativo Nazionale è obbligatorio dal 1° gennaio 2025 e nel 2026 il sistema è pienamente operativo. Va esposto negli annunci e all’esterno dell’alloggio, e indicato nella dichiarazione dei redditi.

4. L’imposta di soggiorno

Attenzione, perché genera confusione: non è una tua tassa. La paga l’ospite, tu la incassi e la riversi al Comune. Il punto è che la responsabilità dell’incasso, del versamento e della dichiarazione è tua: se non la versi, risponde l’host. Importo, esenzioni e scadenze cambiano da Comune a Comune.

5. IMU, IVA e registrazione

In due righe. Da privato con una casa: cedolare al 21% (già in parte trattenuta dai portali), CIN esposto, imposta di soggiorno incassata e versata, IMU se seconda casa. Con più immobili il quadro cambia e ci si avvicina alla partita IVA (punto 1).
Fonti (aggiornamento luglio 2026): Agenzia delle Entrate — cedolare secca sulle locazioni brevi (art. 4 DL 50/2017; Circolare 10/E 2024); Legge di Bilancio 2026 (soglia due appartamenti); Ministero del Turismo — CIN (art. 13-ter DL 145/2023).
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