Nuove regole affitti brevi: tutto quello che cambia nel 2026
Tra codice nazionale, tassazione e regole europee, il 2026 è l’anno in cui gli affitti brevi diventano davvero tracciati. Ecco cosa cambia, senza allarmismi.
Il 2026 non porta “una” novità sugli affitti brevi, ne porta diverse — e tutte vanno nella stessa direzione: più tracciabilità. Ecco la mappa, punto per punto.
1. Il CIN, ormai obbligatorio
Il Codice Identificativo Nazionale è obbligatorio dal 1° gennaio 2025 e nel 2026 il sistema è pienamente a regime: va esposto in ogni annuncio e all’esterno della struttura. Dove la Regione lo prevede, resta valido anche il CIR regionale: i due codici convivono (negli annunci si espone il CIN).
2. Cedolare secca e il limite dei due appartamenti
La cedolare secca resta al 21% su una unità immobiliare a tua scelta e al 26% sulle altre. Ma la novità pesante è un’altra: la Legge di Bilancio 2026 ha ridotto da quattro a due il numero di appartamenti affittabili come privato. Dal terzo scatta la presunzione di attività d’impresa e quindi la partita IVA.
3. Il Regolamento UE 2024/1028
È la novità europea, applicabile dal 20 maggio 2026. Introduce un quadro comune per la raccolta e la condivisione dei dati degli affitti brevi. In pratica:
- ogni immobile deve avere un codice di registrazione univoco (in Italia, il CIN);
- le piattaforme (Airbnb, Booking…) devono verificare i codici delle unità e trasmettere i dati alle autorità nazionali su base mensile e automatizzata.
Non introduce nuovi limiti al numero di notti e non sostituisce le regole nazionali o locali: è, soprattutto, più trasparenza.
4. Le sanzioni
- Da 800 a 8.000 € per immobile se affitti senza aver richiesto il codice;
- da 500 a 5.000 € per ciascuna violazione se pubblichi un annuncio senza esporlo.
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